La prima sera, NO

venerdì, marzo 06, 2009


C'è sempre una questione importante da affrontare quando si parla di appuntamenti o giù di lì. Si giunge sempre al punto in cui l'etica ci dice che la prima sera non si deve dare.

Io vorrei sapere chi l'ha inventata questa regola, in che millennio e su che criteri. Dev'esserci un qualche tipo di fondamento su questa tradizionale regola tramandata di bocca in bocca, di generazione in generazione, di amiche in amiche. Fa parte della cultura popolare. Eppure è assurdo. 

Magari capita che hai un appuntamento con qualcuno, passi una bella serata, ridi, ti diverti, bevi qualche birra, giochi, scherzi.
E poi inesorabile giunge l'attimo dei saluti e prima di scendere dall'auto ti rendi conto che sei stata davvero bene, che questa persona è piacevole, divertente e pure attraente.
A volte dopo i tre baci di routine sulla guancia ti rendi conto che quel contatto seppure minimo ti ha un po' scombussolato gli ormoni, ti accorgi che forse vuoi coronare quel momento con qualcosa di più.
Succede che magari lui ti baci. Lento. Incerto. Morbido.
Capita che ti piaccia e che riesca a sciogliere le angosce che ti attanagliano.

Si sa che un bacio tira l'altro e che le mani finiscono per scorrere ansiose su una pelle nuova. E la curiosità si impadronisce di te. Il desiderio inizia a farsi sentire tra le cosce serrate. Vorresti approfondire queste carezze, questi baci.
E invece ti fermi, lo fermi.
La regola dettata da un'assurda morale si insinua nei tuoi pensieri.
Ti ricordi che le brave ragazze non cedono la prima sera. Ti ricordi che non si fa, che se cederai non avrai una buona impressione su quel ragazzo che ti ha colpita.

Sono dilemmi che si insinuano nella testa di ogni donna. Non neghiamolo. 
Ogni esperienza che facciamo sembra incomberà minacciosa sul nostro futuro, sulla nostra illibata reputazione, come se ancor'oggi ci venisse marchiato a fuoco addosso il segno del peccato.
Come se poi tutto il mondo sapesse cosa stai facendo tu in quel momento. Lo sai tu. Lo sa lui.

Alla fine il problema sta tutto unicamente nella testolina delle donne. La morale perbenista e cattolica che ci ha accompagnate sin dai primi giorni di vita incombe sulle nostre menti. Ci hanno detto che il sesso occasionale è peccato, così come quello coronato d'amore, ma solo prima del matrimonio. Ci hanno insegnato che è sbagliato, che dobbiamo farci desiderare, che dobbiamo giocare al gatto e al topo sempre.  Ma tutto questo oggigiorno ha ancora un senso? 

In questi anni abbiamo poco tempo da dedicare alla ricerca della metà della mela. Le occasioni di incontro sono sempre più rarefatte e snellite. Le persone cambiano rapidamente interessi, luoghi e idee. E se non ci fosse una seconda occasione di provare quelle stesse emozioni?

Dovremmo dire no, pensando si. Dovremmo dire si, pensando no. Dovremmo promettere e non mantenere, oppure nasconderci per farci trovare. Dovremmo cercare per non trovare. Dovremmo non volere ciò che vogliamo e volere ciò che non vogliamo. Perché dobbiamo giocare?

Perché se desideri quei baci, quelle mani, quel corpo in quel momento non puoi assecondare e soddisfare le tue voglie? Perché rimandare tutto a domani, o meglio a un terzo idilliaco incontro? Come se il terzo appuntamento fosse stato creato unicamente per aumentare l'aspettativa in modo assurdamente esponenziale, che certamente poi sarà delusa a causa di tutta quella tensione. La vita è adesso. Dicono. E se adesso ti va una cosa non vedo perché ci dovresti rinunciare, non vedo perché vada rimandata ad un giorno prestabilito ics in cui tutto allora è sdoganato. Dopo la terza uscita puoi fare qualsiasi cosa, non sei più una facile. Invece se una è facile lo è al primo appuntamento come al terzo, se una non è facile non lo è né al primo né al terzo.

Perché se un uomo ti piace, non puoi dimostrarglielo senza sentirti svenduta? Questa moralità inquietante riesce a farti sentire puttana solo perché qualcuno ti piace, ti attrae. Concedersi la prima sera sembra cambierà tutto quello che in un'intera serata qualcuno ha apprezzato di te. Se apri le porte del paradiso in quel momento tutta la tua dirompente simpatia, la tua cultura, la tua curiosità, la tua bellezza esteriore e interiore, sviliscono. Resta solo un cliché.  

E perché mai qualcuno dovrebbe pensare male di te, perché lo desideri anziché sentirsi lusingato di ciò? Come se sapere che qualcuno ti vuole, ti desidera, smania per la tua bocca, per le tue mani, per il tuo corpo fosse una cosa disdicevole. Invece sono cose che ci fanno bene, che ripagano l'ego, che ti fanno sentire vivi.

E se lui cadrà nella banalità e penserà che sei una poco di buono, perché ti sei concessa la prima sera, forse non ha capito niente di te. Se di tutta la te stessa che sei riuscita a mostrargli in una sera, si ricorderà solo delle tue performance, forse non era poi un uomo così speciale o profondo, forse allora accedere al tuo giardino segreto era l'unico motivo che lo ha spinto ad invitarti ad uscire.
E se è così, almeno ti è rimasta una scopata e puoi voltar pagina senza dolore.

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