Lascia la porta socchiusa

venerdì, aprile 03, 2009


Sono qui come una stupida, come una di quelle ragazzine sceme, come quella che ero io dieci anni fa, come quella che non vorrei sentirmi oggi.

Sono qui con addosso solo un maglione che mi cade da una spalla e che amo particolarmente, me ne sto seduta su queste lenzuola rosse in preda alle mie infinite contraddizioni e ai miei pensieri.

Sono qui che ne scrivo, perché è quello che faccio sempre: vomito tutte le mie emozioni, le mie cazzate, la mia vita su pagine bianche che riempio diligentemente, forse inutilmente.

Sto mangiando una coppa di gelato e pur sforzandomi non riesco a ricordare quando sia stata l'ultima volta che ne ho gustata una. Affondo lentamente il cucchiaino nella panna montata, passo dalla nocciola alla stracciatella e lo lascio sciogliere in bocca. La sensazione che sa dare il gelato in bocca non ha paragoni. Mi sembra che tutte le papille gustative stiano impazzendo di un piacere delicato e avvolgente. Mi ricorda un bacio.

Ho appena fatto play nel lettore multimediale e sto dando il via ad una massacrante maratona cinematografica, ho tirato a caso un film del '98 dal mio hard disk che ho visto una miriade di volte, sempre in circostanze simili e che mi coinvolge sempre molto. Parto con l'intramontabile City of Angels sta scorrendo su metà di questo schermo.

Ho preso la boccetta dello smalto rosso brillante e l'ho steso con cura sulle unghie di mani e piedi. Forse è stupido, eppure avere delle unghie lunghe dopo tanto patimento per ottenerle mi fa sentire un po' meno maschiaccio e un po' più donna. E lo smalto rosso è il simbolo di femminilità per eccellenza. E così eccomi qui con mani e piedi perfetti, cosa che mi rallegra un po' ma che non basta per scacciar via i dubbi, i pensieri.

Rispondo a qualche sms, converso con amici vicini e lontani senza scrivere niente di quel che ora sto cercando di riversare qui.

Le cose sono sempre dannatamente complicate anche quando in realtà non lo sarebbero, o per lo meno non dovrebbero esserlo. In logica due persone si piacciono, si frequentano un po' e poi decidono se continuare a vedersi o meno. Così dovrebbe essere in un mondo ideale.
E' così raro trovare qualcuno con cui sentirsi in sintonia, con cui ridere e dialogare, con cui poter esser completamente se stessi, trovare qualcuno che alleggerisca le tue giornate, ti regali un sorriso o un'emozione inaspettata. E' così stupendamente raro che qualcuno non voglia solo il tuo corpo, ma proprio te per come sei nel bene e nel male.
Eppure quando accade, qualcosa interferisce impedendo di andare oltre la simpatia, il benessere, l'attrazione.
C'è sempre qualcosa che impedisce lo svolgimento naturale delle cose. Ci sono tutti i fottuti ma e i però, e i non so, i vorrei ma non posso, i dammi tempo... Ci sono le persone che si intromettono. Ci sono le incomprensioni. Ci sono le litigate. Ci sono le accelerate spensierate e le brusche frenate.
Ci sono persone che si buttano in una storia come da un treno in corsa, e quelle che invece han bisogno di tempo. E quelle che sentono dentro entrambe le cose. Vorrebbero lanciarsi, ma non sono pronte. Vorrebbero aspettare, ma il turbinio di emozioni spingono per il lancio. E così continui a rincorrere per abbandonare e abbandonare per ottenere, in una girandola di insoddisfazione, chiedendoti continuamente cosa vuoi senza riuscire a trovare una risposta adeguata. Nel frattempo tutto cambia, si modifica.

E forse il problema sono la mancanza di fiducia nelle persone, le fissazioni sulle parole, l'incapacità di accettare la normalità, le questioni irrisolte della vita che incombono perenni come ombre dietro la schiena, lo scappare da chi riesce a regalare attimi felici per paura che possano svanire, il terrore di perdere il controllo delle emozioni e della vita. Fondamentalmente la paura. La paura di soffrire di nuovo come un cane, di affidare la propria felicità a qualcuno. Per questo si respinge chi cerca di entrare nella propria vita, chi cerca di regalare a poco a poco un pezzetto di sé, chi riesce a far sentire importante gli altri nella propria vita dopo un secondo che se ne fa parte, chi dice che ha paura delle emozioni che riceve involontariamente.

Forse siamo tutti uguali, forse proviamo tutti queste cose quando sentiamo un brivido per qualcuno. E corriamo, poi fuggiamo, ci fermiamo, prendiamo tempo, rimandiamo a domani.

Finché torna il desiderio di darsi una chance, di provare a vivere. Solo che certe volte le psicosi, le paure, le manie han già fatto chiudere la porta a cui si vorrebbe bussare.
Basta sperare che quella porta sia ancora socchiusa e ci sia dato modo di attraversarla in due, con tutte le paure e le incertezze, ma almeno insieme affidandosi alle mani del futuro.

Potrebbe interessarti anche

0 commenti

Like us on Facebook

Subscribe