Erano solo piccoli insignificanti dettagli.

sabato, dicembre 12, 2009



Era freddo. Camminavo avvolta nel mio cappotto tenendo alto il bavero. Sorridevo. Poi m'incupivo. Poi sorridevo di nuovo. Aspiravo lenta una boccata di sigaretta e mi perdevo poi a seguirne il tragitto una volta soffiato dalle labbra. Fumavo e pensavo.
Visualizzavo il mio sorriso storto come lo vedessi riflesso su di un immaginario specchio. Scoppiai a ridere. Così. Sola nel buio e nel freddo di una cittadina ormai dormiente.


Camminavo infreddolita. Sentii il telefono vibrare nella tasca del cappotto ma lo ignorai volutamente. Non mi interessava sapere chi mi stesse cercando e per quale futile motivo. O forse semplicemente sapevo chi fosse.
Volevo solo godermi tutto quel silenzio, così ingombrante, così maestoso.

Continuavo a vedermi dal di fuori, come se fossi stata un'osservatrice esterna, quella famosa mosca in cui noi tutti sogniamo di diventare quando ci chiediamo cosa stia facendo qualcuno.
Mi vedevo strana, molto probabilmente perché non è un'immagine normale una donna che passeggia sola e lenta in pieno inverno nel cuore della notte e lo sguardo perso verso un apparente infinito.

In realtà lo sguardo era fisso su una casupola. C'era una luce accesa, un po' fioca, dal camino usciva del fumo e un aroma di legna arsa si insinuava violento nelle mie narici.
Mi sedetti su una panchina e accesi un'altra Lucky Strike senza spostare mai lo sguardo dal tepore di quelle stanze che ricostruivo millimetro per millimetro chiudendo gli occhi.

Era passato un po' di tempo dall'ultima volta che mi ero seduta lì. Abbastanza tempo da farmi sentire fuori luogo. Eppure in quella notte, non ci sarebbe potuto essere nessun luogo più adatto.

Nella mia mente c'era un accozzaglia generale di piccole immagini macro, solo dettagli, dettagli, dettagli.
Era quella foto solitaria alla parete. Erano quelle statuine che parlano di natura selvaggia. Era quel cuscino che stringevo a me. Erano quelle tazzone di caffè o the che tenevamo tra le mani. Era quel dvd di un live che non ascoltavamo mai. Era quella stufa sempre accesa. Erano le mie scarpe ad asciugare a fianco al fuoco. Erano tavoli, finestre, letti. Erano labbra e mani e sospiri e silenzi.

Erano i dettagli, le piccole minuscole cose cui di solito guardiamo con distrazione, ma che se poi ti ci fermi un attimo sembrano ingigantirsi, fino a diventare molto più grandi di quel che realmente sono.
Dettagli, minuzie, cavilli, inezie. Piccole cose che possono cambiare completamente una cosa, una situazione, un'idea, un pensiero. Solo piccoli insignificanti dettagli.

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